Saper vedere la bellezza nelle cose semplici

In un interessante libro dal titolo Architettura e felicità il filosofo contemporaneo Alain de Botton analizza il significato di una parola della lingua giapponese, della quale nelle lingue occidentali manca un equivalente diretto. La parola è WABI che individua la bellezza delle cose modeste, semplici, incompiute e  transitorie.

È wabi trascorrere una serata in una casa in mezzo ai boschi ad ascoltare la pioggia, sono wabi muri rovinati dal tempo e pietre consunte, è wabi il legno grezzo, è wabi un sentiero di ghiaia, sono wabi poveri recipienti di campagna, sono wabi i colori del grigio e del marrone in tutte le loro sfumature…

Il saggista, traduttore e accademico statunitense Donald Keene affermava che il senso orientale per la bellezza è stato per molto tempo diverso da quello occidentale, dominato com’è dalla passione per l’irregolarità, piuttosto che per la simmetria, dall’amore per la natura, piuttosto che per la geometria, dal provvisorio, piuttosto che dall’eterno, dalla semplicità, piuttosto che dalla decorazione.

Ebbene, la ragione di tutto ciò è da attribuire al lavoro di scrittori, pittori e critici che hanno dato forma al senso della bellezza della cultura giapponese poiché:

Le nostre facoltà visive ed emotive hanno bisogno di una costante guida esterna che le aiuti a decidere che cosa notare e che cosa apprezzare.

Alain de Botton

Gli architetti delle case tradizionali giapponesi non erano soliti verniciare il legno, ritenendo un tesoro la patina e i segni del tempo, considerati simbolo del passare di tutte le cose. Gli scrittori buddisti, altresì, associavano l’intolleranza per le imperfezioni con l’incapacità di accettare l’invecchiamento, il disfacimento e la morte.

Il  concetto di bellezza è dunque strettamente legato alla cultura di un popolo, ad un gruppo sociale, alla sensibilità di una persona, alla moda e al particolare momento storico. Si dice infatti che la bellezza non è nelle cose, ma negli occhi di chi le guarda.

La bellezza wabi sta entrando anche nel nostro mondo, nella nostra cultura o perlomeno nella sensibilità di alcune persone che hanno imparato ad apprezzare una bellezza che non erano nati per vedere.

In sostanza ciò che un individuo giudica bello in un certo momento non deve essere considerato il limite di tutto ciò che potrà mai amare, ma si dovrà sempre credere nella possibilità di vedere la bellezza dove prima non avevamo guardato.

Credo che questa grande e totale apertura sia l’atteggiamento giusto per avvicinarsi ad ogni forma d’arte, liberandosi il più possibile dai condizionamenti esterni.