La figura di Le Corbusier

Il fascino per la figura e le opere di Le Corbusier, pseudonimo di Charles-Édouard Jeanneret-Gris, è stato in me generato dalla lettura di un bellissimo romanzo di Carlo Bassi, La morte di Le Corbusier: Romanzo non romanzo, architetto, filosofo e poeta contemporaneo che ho avuto la fortuna di conoscere.

Il romanzo immagina gli ultimi giorni della vita del maestro, morto tragicamente in mare, dopo un’ultima remata. Giorni dedicati all’esame della sua vita e della sua professione, quasi nella consapevolezza che quelli fossero gli ultimi.

Prendere un’esistenza nota, compiuta, definita per quanto possa mai esserlo dalla Storia, in modo da abbracciarne con un solo sguardo l’intera traiettoria; anzi, meglio, cogliere il momento in cui l’uomo che ha vissuto questa esistenza la pesa, la esamina per un istante, è in grado di giudicarla; fare in modo che egli si trovi di fronte alla propria vita nella stessa posizione di noi.

Marguerite Yourcenar

Questa citazione di Marguerite Yourcenar si trova all’inizio del romanzo che racconta il lavoro di chi ha lasciato un così importante segno nella storia dell’urbanistica e dell’architettura, ci mette di fronte ai suoi dubbi e alle sue paure, alle contestazioni che ha subìto; questo serve a renderne più umana la figura e capirne il pensiero, a coglierne la grandezza, ma anche la debolezza e i limiti.

Un utile esercizio per imparare a guardare dentro alle cose: un edificio o un oggetto, e a leggere il pensiero di chi lo ha ideato.

Rimangono comunque a testimonianza del lavoro di una vita i bellissimi oggetti da lui creati: come il tavolo sul quale scrivo, la chaise-longue sulla quale mi rilasso, ma anche le pulitissime e copiatissime architetture, le idee, un pò utopistiche, sul futuro della città e i numerosissimi disegni.