Lo spazio abitativo

La collaborazione con l’architetto Pina Ciampani, nei corsi di specializzazione per architetti organizzati dalla Regione Lombardia e all’interno di Home Habitat, mi ha permesso di studiare in modo approfondito la psicologia dell’abitare, con particolare riferimento al  ruolo della casa nel processo di crescita dell’individuo.

La casa cresce con noi, è una nostra espansione e tanto più ci sentiamo a nostro agio tanto più siamo in grado di metterci in discussione.

La crescita di un individuo, nell’età evolutiva, avviene all’interno di una casa ed è proprio in questo luogo che impara a diventare autonomo per poi essere in grado di socializzare.

Il bambino impara nell’ambiente domestico ad interagire con se stesso, con le cose e con gli altri.

Il luogo abitativo lo aiuta a sviluppare un corretto processo di socializzazione, garantendogli la rassicurazione e protezione di cui ha bisogno.

Se per carenze abitative questi bisogni vengono frustrati durante l’infanzia, nell’adolescenza e nell’età adulta si manifesterà una situazione psicologica difficile.

La casa deve dunque essere un luogo accogliente e stimolante. Molti psicologi ambientali della seconda metà del ’900, tra cui Christian Norberg-Schulz autore di Genius loci. Paesaggio ambiente architettura, hanno studiato l’interazione uomo e ambiente e rilevato l’importanza delle funzionalità psicologiche, oltre a quelle fisiologiche dell’abitare.

La psicologia tradizionale era basata esclusivamente sui rapporti interpersonali, avulsi
da ogni contesto fisico, quasi avvenissero in uno spazio astratto; è solo con Carl Gustav Jung che viene attribuito un valore agli spazi domestici.

La casa diventa dunque simbolicamente la terza pelle, lo scudo protettivo, il luogo dell’intimità e delle proiezioni del nostro mondo interiore.

Ecco allora che il progetto della casa si carica di una grande responsabilità: ai bisogni psicologici di rassicurazione e di imitazione dell’infanzia e di sicurezza e autonomia dell’età adulta dovranno corrispondere altrettante funzioni psicologiche dell’abitare.

Lo spazio abitativo diventa quindi uno strumento di riconoscimento e di comunicazione, cioè favorisce o ostacola il riconoscimento di sè e la comunicazione con gli altri e deve essere pertanto costruito con il coinvolgimento diretto di chi lo abita.

Le citazioni sono tratte dall’esperienza in Home Habitat