E niente fu più come prima.
Si dice quando si verifica un evento traumatico nella vita di una persona, la perdita di un parente, una malattia importante o uno di quegli eventi che lasciano il segno: le Torri Gemelle, Chernobyl, la morte di Kennedy o di Aldo Moro… e ora questo Coronavirus che ha così pesantemente condizionato la vita di tutti noi.
Dopo il lungo lockdown non si possono dunque vedere le cose con gli stessi occhi di prima. E menomale, perché il prima contiene anche le cause di quello che è accaduto.
Non si può ora non riflettere sul nostro modo di vivere e abitare la città o la casa, sul nostro modo di lavorare, sul nostro rapporto con la natura e con l’ambiente, su quel salto di specie che ha portato il virus alla razza umana, sull’utilità di nuovi strumenti di comunicazione che la moderna tecnologia ci offre per tenerci in contatto anche se fisicamente distanti, sul nostro rapporto con le persone, consapevoli che rispettare la salute degli altri contribuisce anche al nostro benessere, sul saper stare da soli ma non in solitudine, per ascoltarsi e meditare e tanto altro ancora.
Nel 2012, alla fine di una lunga esperienza professionale, avevo creato la figura del coach dell’abitare, esperto in grado di aiutare le persone a vivere bene negli spazi pubblici e privati della città.
Il coach post Covid-19 è stato costretto, dopo questo evento pandemico, a mutare un po’ la sua visione dell’abitare, per essere in grado di offrire ulteriori strumenti alle persone, aiutandole a superare anche eventi di questo tipo, trasformandoli in opportunità, per modificare il loro stile di vita e usare in modo nuovo gli spazi privati e pubblici.
Il coach dell’abitare, architetto professionista che lavora fondamentalmente online, su piattaforme di condivisione, rappresenta un importante supporto anche nei periodi di confinamento, che possono essere sfruttati per fare riflessioni che non trovano spazio in periodi di normalità.
Lo stesso concetto di normalità può essere rivisto, per lasciare avanzare quel nuovo che non si sapeva vedere. L’importante è essere disposti a lasciare andare, a liberarsi di ciò che non è più utile, che ha fatto il suo tempo: possono essere semplici oggetti, ma anche luoghi, comportamenti, modi e stili di vita.
Il coach dell’abitare può aiutare a trovare soluzioni semplici per l’ambiente, che non richiedono grandi investimenti, soluzioni che cercano di ottimizzare le risorse, perché spesso il primo cambiamento è proprio quello interiore ed è un percorso che va supportato per un certo tempo, per imparare poi a camminare con le proprie gambe.
I migliori insegnanti sono quelli che ti danno anche gli strumenti per capire quando non è più necessario il loro aiuto.
Il Coach dell’abitare post Covid-19 riprende oggi a pubblicare piccole e grandi riflessioni sull’abitare contemporaneo, nella speranza che possano essere utili a chi legge.