Fare di più con meno è il titolo di un interessante volumetto che ho avuto occasione di leggere circa 7 anni fa, in cui Stefano Boeri veniva intervistato da Ivan Berni.
Boeri è il celebre architetto, famoso per il suo Bosco Verticale, che ha avuto tanti riconoscimenti internazionali. Boeri, che come me, ha avuto anche una breve esperienza nell’amministrazione di una città, nel suo caso la grande città di Milano.
Ho avuto occasione di conoscerlo proprio in occasione della presentazione della lista civica da me creata, che si chiama appunto Faredipiù.
Un breve scambio di battute, durante il quale ho condiviso la sua idea di politica visionaria e pragmatica al tempo stesso. Una politica che chiede a tutti un contributo, anche temporaneo, di tempo e di idee, cosa che ho fatto dal 2014 al 2020.
Ebbene, il volumetto è ora di grande attualità. In fondo per riprogettare l’Italia, per riprogettare le città, anche oggi servono idee nuove che devono essere condivise il più possibile e per farlo ci vuole maggiore partecipazione. Il fare di più con meno è anche una filosofia che invita a compiere uno sforzo creativo per reinventare gli spazi di vita della città e il loro uso, tenendo conto delle risorse limitate.
Si parla di rigenerazione della città costruita, si parla di rivalutazione dei territori naturali nella città e della agricoltura intono alle grandi città, di mobilità nuova, di produzione e gestione dell’energia, attraverso la creazione di edifici autosufficienti o addirittura produttori di energia. Si parla di cultura e di bellezza. Si parla di scuola pubblica come prima e più importante infrastruttura sociale.
E che cosa c’è di più urgente e attuale? Il brano che più mi ha stimolato riflessioni e suggestioni è quello che riporto di seguito:
Fare di più con meno significa non sottovalutare mai l’effetto moltiplicatore che ha la bellezza…
La bellezza è un valore aggiunto che quando si posa su un oggetto ne accelera, quasi per contagio, la comunicazione; è una risorsa straordinaria che premia spesso chi sa disciplinare il proprio talento creativo e usarlo per offrire nuova vita a risorse limitate: per esempio a un pezzo di marmo, a un lampione e a un tubo di acciaio.
Boeri si riferisce alla celebre lampada Arco disegnata nel 1962 da Achille e Piergiacomo Castiglioni che diventerà simbolo del design made in Italy.
Un pezzo di marmo, un tubo di acciaio inox e un piccolo lampione creano un oggetto innovativo nel mondo dell’illuminazione degli interni, una lampada da tavolo che può essere spostata, perché non è fissata al soffitto, grazie a un foro praticato nel blocco di marmo e a una leva.
Immagine: Bosco Verticale by Stefano Boeri & architects – Milan di GattoTere su Hunsplash