Diamo forma alle città e loro ci plasmeranno.
Jan Gehl
Diamo forma alle città e loro ci plasmeranno afferma Jan Gehl, architetto, docente e consulente della qualità urbana, che ha realizzato progetti di miglioramento per grandi città europee. Una città umana, attenta alle esigenze dei suoi abitanti, contribuirà al miglioramento della qualità della vita delle persone che la abitano.
E proprio ora, dopo un lungo periodo di distanziamento sociale, riusciamo a capire l’importanza che lo spazio urbano possiede, come luogo di incontro e di scambio.
Quelle immagini delle piazze famose delle più grandi città deserte avevano un’aria surreale e terribile, perché prive di vita, durante il lockdown. Piazze dal sapore di certi quadri metafisici di De Chirico.
La città, oggi come un tempo, deve essere invece vivace e abitata da persone che utilizzano gli spazi urbani, possibilmente a piedi. Per questo deve offrire spazi pubblici attrattivi e diverse funzioni urbane a breve distanza, da percorrere a piedi, appunto.
Si parla ora, nelle riflessioni post virus, di città suddivise in zone o borghi che consentano di raggiungere in 15 minuti tutti i più importanti servizi e luoghi pubblici. In questo modo gli abitanti sono invitati a spostarsi senza muovere l’auto, limitando di fatto il traffico veicolare.
Gehl afferma che ogni città ha esattamente tanto traffico quanto lo spazio ne consente, i tentativi di diminuire la pressione del traffico attraverso la costruzione di più strade e più parcheggi hanno generato paradossalmente più traffico e più congestione delle grandi città.
Solo recentemente si è capito che solo l’assenza di parcheggi o la lentezza del traffico veicolare possono, alla lunga, determinare una inversione di tendenza.
Altresì la qualità dei piani terra degli edifici è importante per rendere più interessanti i percorsi pedonali: piani terra attivi e interessanti con negozi e trasparenze sulla strada rendono più attrattivo e stimolante il percorso del pedone.
Viceversa le strade con confini solidi, lunghi tratti di facciate chiuse, prive di aperture o monotone recinzioni non offrono esperienze interessanti e appaiono prive di attrattiva. Il confine dove l’edificio e la città si incontrano è essenziale per la vitalità dell’area urbana e su questo si deve concentrare l’attenzione del progettista per renderlo invitante e ricco di dettagli.
Da queste considerazioni Jan Gehl trae utili indicazioni per gli amministratori locali e li invita a sviluppare politiche dei piani terra attive e orientate a garantirne l’attrattiva, arrivando a contenerne l’affitto come incentivo alle piccole attività commerciali.