Contemplare la bellezza della natura e immaginare lo stupore nello sguardo di chi la sta contemplando, ripreso di spalle, è un gioco utilizzato da artisti e fotografi che ha sempre il suo fascino. Famoso il dipinto di Caspar David Friedrich che ha riprodotto un viandante sul mare di nebbia, diventato manifesto del movimento romantico.
Mi sono divertita, durante le vacanze in Val d’Aosta, perfette per quest’anno di post Covid, a riprendere figlia e nipoti intenti, di spalle, a contemplare la bellezza del paesaggio.
Una stradina a 1.700 metri di quota porta a un piccolo agglomerato di case di pietra, perfettamente integrate nella natura, affacciate su un ampio pianoro e sullo sfondo le Grandes Jorasses, il gruppo di cime granitiche che si trova nella parte settentrionale del massiccio del Monte Bianco, con lingue di ghiaccio, ahimè, sempre meno evidenti a causa del riscaldamento globale.
Sì, perché la bellezza incanta ed è percepibile da tutti, anche dai più piccoli.
Una bellezza fatta di forme, colori, profumi, suoni e aria, una bellezza che fa stare bene. Certo bisogna lasciarsi incantare e non essere sempre concentrati e travolti da pensieri quotidiani.
E in questo senso i bambini sono maestri: ci possono insegnare quella capacità di stupirci che Bruno Munari diceva essere indispensabile mantenere per tutta la vita.



Nell’immagine a corredo di questo post tutto è al posto giusto, e non certo per merito delle mie (scarse) qualità di fotografa con cellulare: il pino solitario non nasconde l’immagine del massiccio, i morbidi pendii dei campi sono sottolineati dagli abeti scuri che ne segnano il confine, qualche sasso si è ormai integrato nel prato, il cielo azzurro è interrotto da nuvolette candide proprio vicino ai ghiacciai, il rumore lontano delle mucche al pascolo rompe il silenzio assoluto, l’aria è piacevolmente fresca, il profumo del fieno avvolge e penetra e, in tutto questo, anche la piccola bimba volge lo sguardo e non osa emettere suoni, ma contempla.
Mi auguro che abituarsi a percepire la bellezza da piccoli possa essere di aiuto per imparare in futuro a non distruggerla, là dove si presenta nelle sue forme naturali. Ma anche l’intervento dell’uomo, spesso necessario alla sopravvivenza, può lasciare segni che si integrano e dialogano con la natura (come i campi coltivati, i vigneti, i pascoli ..) o architetture che si armonizzano e ricreano paesaggi artificiali ugualmente belli.
E la bellezza, difficile da definire, è facile da percepire, basta saperla vedere.
La bellezza che nasce dal profondo e che si può trovare anche nella cosa più piccola e insignificante che abbiamo sotto agli occhi è una sensazione che colpisce e non lascia indifferenti, è una esperienza così forte da influenzare le proprie scelte e le proprie aspettative.
Umberto Eco
