Verde Urbano

Le parole Verde e Urbano sembrano in contraddizione.

Urbano richiama infatti l’immagine della città costruita che ha sempre rappresentato il dominio dell’uomo sulla natura. Gli edifici e le strade ricoprono di asfalto, materiali lapidei, mattoni o cemento la quasi totalità del terreno delle città, impedendo a qualsiasi vegetazione di svilupparsi. Fino a qualche tempo fa era convinzione diffusa che nella città si dovessero limitare al minimo le superfici verdi. Cortili lastricati, marciapiedi asfaltati e piazze completamene rivestite da elementi lapidei, e persino piccoli giardini di abitazioni private, con prevalenza delle parti pavimentate rispetto alle aiuole, erano una pratica molto diffusa. La città si doveva contrapporre alla campagna proprio per questa sua specificità: la totale impermeabilizzazione del suolo, per facilitare il traffico e i percorsi, a piedi o su gomma, garantendo il controllo dell’uomo sulla natura. Persino i corsi d’acqua venivano ricoperti e pericolosamente costretti a percorsi sotterranei.

Ma qualcosa sta cambiando

Si stanno facendo strada nuove visioni: la crescente percezione che i cambiamenti climatici dovuti al surriscaldamento possano compromettere gli equilibri naturali, la maggior consapevolezza della necessità di un nuovo rapporto con la natura, quella di attutire l’irraggiamento solare e l’afa grazie alle verdi chiome degli alberi, la tendenza a ridurre al minimo la quantità di acqua piovana immessa nelle fognature o nei fiumi sotterranei che attraversano le città, pronti ad esondare ad ogni temporale sono solo alcuni dei segnali di un mutato atteggiamento dell’abitante della città contemporanea.

Un verde parco urbano a Lione, all’ora del tramonto

E sempre più si parla di “verde urbano”

Può essere il grande parco, sull’esempio di Central Park a New York, che crea una grande oasi verde nel centro della città, può essere una minuscola aiuola fiorita, un giardino per il gioco dei bambini, uno spazio verde per godersi un po’ di relax comodamente seduti su una panchina, una superficie a prato che ricopre e mimetizza i binari di una tranvia, un viale alberato o la riconversione a verde di un’area industriale o di una vecchia strada ferrata ed altro ancora. C’è poi anche chi immagina e propone di rivestire tetti e facciate di edifici, chi parla di Bosco Verticale e via dicendo. Così come in un recente passato si parlava di Città giardino, come fuga alla cementificazione della città.

Ma anche questo modello ha mostrato i suoi limiti: se esasperato, produce i sobbroghi urbani di certe città americane che comportano, in ultima istanza, un maggior consumo di suolo, strade e servizi più sviluppati e complessi e minuscoli giardini privati lasciati alla cura dei singoli che spesso preferiscono pavimentarne le superfici, per avere meno problemi di cura e manutenzione.

Quello che è certo è che non si può fare a meno della natura, anche in ambiente urbano.

Un semplice balcone fiorito crea una piacevole visuale dall’interno della abitazione e consente la pratica quotidiana della cura del verde, che ha una valenza terapeutica e rilassante. Meglio ancora quando ha le proporzioni di una terrazza che consenta una cena all’aperto o la lettura di un libro o ancora l’home working, diventato recentemente necessità, che può essere più rigenerante, se svolto all’ombra di un pergolato. Il cortile di un edificio con una piccola grande aiuola sistemata a verde renderà più piacevole il rientro a casa: fresca oasi nel caldo torrido della città. 

Ricordo ancora le grandi ed esotiche palme che davano ombra al vecchio cortile, nello storico edificio di fine Ottocento, dove ho abitato per molti anni nel centro di Milano. Non vedevo l’ora di varcare quell’androne, per intravvedere la tonda aiuola con palme che davano fresca ombra a tutto il cortile.  

Bisognerà continuare a fare spazio alla natura nell’ambito urbano, creando molti piccoli giardini che interrompano il tessuto urbano o piccoli orti, lavorare per realizzare concretamente quell’invarianza idraulica che è diventata disposizione normativa affinché non resti astratto concetto, ma diventi pratica costruttiva.

Sicuramente si dovrà aumentare la superficie filtrante nelle città riconvertendo a verde superfici ora impermeabili: questo rappresenta la grande rivoluzione. In alcune città europee si realizzano aree di parcheggio filtranti, ci sono molti materiali e sistemi che lo consentono. Sarà necessario studiare attentamente quali specie vegetali sono più adatte a convivere con l’ambiente costruito, quali condizioni minime sono necessarie per garantirne un rigoglioso sviluppo; sarà opportuno evitare quanto più possibile di tagliare alberi, soprattutto quando hanno raggiunto un significativo sviluppo.

Bisognerà, ancora, piantare nuovi alberi e occuparsi della salute di quelli esistenti, per evitare pericolose cadute durante temporali violenti e soprattutto avere cura del verde in città e mettere in campo competenze e professionalità, peraltro già esistenti, evitando drastiche potature senza senso, definite “capitozzature”, ampiamente condannate dagli esperti del settore.

Giardini, parchi, alberi e fiori potranno così rendere più umano e gentile il paesaggio urbano, la qualità dell’aria potrà avere un significativo beneficio e, con essa, la qualità della vita degli abitanti della città.