Lasciar andare, eliminare il superfluo, capire cosa è essenziale

Come accade ogni anno, anche in questo così particolare, caratterizzato dalla pandemia mondiale, sta arrivando l’autunno e gli alberi iniziano il solito rito che li libera delle foglie che a poco a poco ingialliscono fino a cadere. Se così non fosse non potrebbero prepararsi in primavera ai nuovi germogli.

Accade anche nella vita delle persone: nel tempo i rapporti finiscono, gli interessi mutano, le abitudini cambiano e tutto questo avviene facilmente se si è pronti al cambiamento e se si è capaci di lasciar andare, per far posto al nuovo.

Non è così facile, spesso è difficile anche liberarsi di un vecchio abito o di un oggetto domestico. Molti faticano a cambiare casa, città o nazione e alcuni rimangono nella casa dei genitori anche dopo la loro morte, mantenendone gli stessi arredi e le stesse suppellettili.

Alla scala della città, il lasciar andare potrebbe significare rivedere un quartiere, ridisegnarne la viabilità, aumentarne il verde e forse anche demolire vecchi edifici non più recuperabili, per far posto al nuovo. Questa pratica sarebbe salutare ed efficace in alcuni casi, ma è difficile che venga seguita; molti gli interessi in gioco, difficili le scelte politiche di chi teme di perdere il consenso dei propri elettori.

Ma tornando alla scala della propria abitazione, senza arrivare ai casi patologici degli accumulatori seriali o di chi è mosso da un incontrollabile bisogno di acquistare, cosa resa ancor più facile dalla pratica online, ognuno di noi tende ad accumulare nel tempo oggetti non più utili o significativi che gli complicano la vita e rendono più gravoso la pulizia e il mantenimento dell’ordine negli spazi di vita.

Nella mia attività professionale non ho mai ritrovato, ritornando dopo qualche anno a rivederle, case arredate che abbiano mantenuto il rigore minimalista che si era ricercato nel progetto: le superfici piane, i puliti mensoloni che disegnavano geometricamente lo spazio sono ora invasi da oggetti che li affollano, creando una sensazione di disordine.

La perfetta geometria destinata a non durare a lungo

E di questo ho tenuto sempre più conto nello scegliere gli arredi, nell’ organizzare gli spazi: era necessario non riempire tutto, lasciare dei vuoti, delle pagine bianche, dei gradi di libertà per permettere al cliente di personalizzare la sua casa, senza stravolgere il senso del progetto.   

Ed  è normale che questo avvenga. Vedo positivamente il tentativo di lasciare un’impronta personale nella casa disegnata dall’architetto, ma quando si comincia ad avvertire un certo disagio è giunto il momento di cambiare e di liberarsi di qualcosa.

Sono stati scritti molti libri sul riordino: famosi quelli della giapponese Marie Kondō, ideatrice del metodo KonMari,  il sistema studiato per riordinare al meglio i propri spazi abitativi, con lo scopo di migliorare la qualità della propria vita. L’obiettivo è quello di prendere atto di quali oggetti ci servono davvero e ci danno gioia eliminando il superfluo e organizzando ogni cosa in modo efficiente.

E proprio questa operazione, che viene definita con un termine anglosassone declutterig, letteralmente fare spazio, ha un significato che va al di là del semplice riordino della casa e assume una valenza psicologica.

Recentemente ho scoperto un altro libretto sull’arte di mettere in ordine dal titolo “L’arte svedese di mettere in ordine”.  

Questa volta è opera di una scrittrice svedese, Margareta Magnusson, che riflette e consiglia di fare pulizia degli oggetti accumulati nel corso della propria vita, prima che di questo compito gravoso debba occuparsi qualcuno al posto nostro. Anche se si allude al distacco finale, il libro è scritto con leggerezza ed humor e insegna ad abbracciare il minimalismo nordico che può aiutare a vivere meglio, in qualsiasi fase della propria vita.  E non è necessario liberarsi di tutto, ma snellire in modo da tenere quello che rende veramente felici.

Bisognerà poi interrogarsi su dove troveranno posto gli oggetti dei quali ci liberiamo, per non soffocare ancor di più questo pianeta ormai sempre più inquinato. Sarà necessario ripensare a come riutilizzarli,  ridistribuirli,  riciclarne i vari materiali e componenti. Non tutto deve diventare rifiuto.

Con creatività e intelligenza si può allora ridare vita alle vecchie cose: ci sono laboratori che riparano elettrodomestici, falegnamerie che ricompongono manufatti, tappeti realizzati con lane di recupero, negozi che ricommercializzano abiti, mobili per bambini ormai cresciuti che possono essere riutilizzati, luoghi dove si possono acquistare arredi vintage: così l’oggetto si rimette in circolo e inizia la sua nuova vita, in una nuova casa.

Impariamo dunque dalla natura: è questo il momento di lasciar andare e di liberarsi di qualcosa. Il definire cosa è diventato superfluo è un importante esercizio che ci aiuta a crescere e ad interrogarci sul futuro: in primavera accadrà qualcosa di nuovo.