Street Art

Con piacevole sorpresa ho appreso che a Milano, nell’ambito della Direzione Cultura, è nato l’ufficio Arte negli Spazi pubblici. L’ufficio si pone l’obiettivo di “guidare lo sviluppo della  street art in città, coordinare nuovi progetti, facilitare la realizzazione degli interventi e fare un censimento di tutte le opere già esistenti su muri pubblici e privati, valorizzandole come patrimonio artistico cittadino”.

Ora è noto che la street art è un linguaggio artistico spontaneo che non ha niente a che vedere con l’imbrattamento delle superfici nei luoghi pubblici, ma nasce da un progetto e dall’idea di valorizzare ambienti degradati attraverso interventi artistici che contribuiscono alla rigenerazione dei quartieri e a definirne l’identità.

L’impegno dell’amministrazione pubblica è quello di individuare i muri liberi, coordinare gli interventi, facilitarne la realizzazione, anche con la semplice abolizione della tassa per l’occupazione degli spazi pubblici per i ponteggi necessari, e curarne la promozione.

Questa iniziativa del Comune di Milano ha a che fare con il particolare periodo che stiamo vivendo, rivalutando gli spazi esterni come luoghi più sicuri per evitare la trasmissione del virus, non ancora debellato. Tutto questo è stato esplicitato nel documento Milano 2020 strategie di adattamento che si concentra proprio sulla necessità di riqualificare i luoghi pubblici che devono diventare sempre più accoglienti per la vita all’aria aperta, privilegiando i pedoni rispetto alle macchine.

Ma anche in epoca pre-Covid e non solo in Italia, si stava sempre più diffondendo questa nuova forma espressiva, con particolare riferimento a zone periferiche di scarso interesse architettonico e paesaggistico.

Qualche anno fa,  di passaggio da Lione diretta alla costa atlantica della Francia, sono rimasta incuriosita da un’indicazione della guida della città che parlava di un Museo Urbano all’interno di un quartiere progettato da Tony Garnier, uno dei pionieri dell’architettura e urbanistica moderne, sicuramente fuori dai circuiti tradizionali, abituati a segnalare monumenti storici e cattedrali. Arrivata sul posto ho compiuto un interessante percorso a piedi tra decorosi edifici razionalisti, decorati nei muri di testa con giganteschi disegni, tratti proprio dai progetti de La Cité Industrielle del celebre architetto. E la passeggiata tra questi edifici ha assunto subito un aspetto interessante, alla ricerca delle varie rappresentazioni.

Più in là, in un piccolo spazio espositivo, si potevano ricevere informazioni sulla storia del quartiere, vedere i progetti e le piante delle unità abitative e visitarne alcune. Un modo per rivalutare un ambiente poco conosciuto e per creare nella comunità residente il senso di appartenenza a un luogo importante, sì da diventare meta di visitatori provenienti da lontano.

Torino ha da poco creato una Guida all’arte urbana, alla scoperta dei grandi murales e installazioni presenti nei vari quartieri.

Possiamo allora vedere le enormi farfalle di Mantra Rea (street artist francese) su un muro torinese sulla sponda della Dora, all’angolo tra via Ancona e via Parma, o i disegni in bianco e nero interrotti solo da cuori rossi, creazione di Millo, al Giardino delle Culture in via Morosini 8 a Milano, o ancora, in una piccola cittadina alle porte di Milano, si può trasformare un muro che doveva ospitare una fontana non funzionante in un interessante rappresentazione della città, opera di Claudio Calderaro, artista locale. 

Millo ai giardini di via Morosini a Milano

Ci sono oggi street artist che sono diventati famosi in tutto il mondo, primo tra tutti il noto Banksy, la cui identità rimane tuttora sconosciuta. Le sue opere hanno spesso uno sfondo satirico o polemico. Sua una famosa definizione dell’arte contemporanea:

L’arte deve confortare il disturbato e disturbare il comodo.

Banksy

Spesso infatti, queste grandi opere murarie non passano certo inosservate anche al più distratto passante e servono a ricordare un problema, a denunciare un’ingiustizia, a risvegliare le coscienze. L’arte contemporanea, uscita dai musei, si avvicina a tutti, si “espone” negli spazi pubblici della città e diventa street art, contribuendo ad abbellire le grigie superfici prive di qualità che spesso compongono il paesaggio urbano.  

Realizzazione di Claudio Calderaro a Cusano Milanino