Home playing o Giocare in casa

In un anno come questo che passerà alla storia come anno del Coronavirus, sono emersi, accanto a grandi tragedie, anche nuovi bisogni, come quello legato alle attività di gioco dei bambini, attività che solitamente richiedono il contatto fisico con i coetanei.

Ebbene il  ritrovarsi improvvisamente soli e costretti tra le mura di casa, soprattutto durante il primo lockdown che impediva anche la frequentazione della scuola, richiedeva uno sforzo creativo,  da parte degli adulti,  per immaginare attività ludiche ed educative da svolgersi in casa con quello che qui si ha a disposizione. Ricordo anche che per un certo periodo le cartolerie erano chiuse e così i reparti  non alimentari dei supermercati.

In questo contesto è nata l’idea di una collaborazione tra l’associazione Bruno Munari, Incode di Cremona e alcuni allievi della Libera Accademia di Belle Arti di Brescia per creare un sito che potesse dare risposte educative e ludiche, utilizzando solo ciò che si può trovare tra le pareti domestiche. Il sito si propone come spazio fisico dal quale si può accedere attraverso porte colorate ad alcune stanze, corrispondenti ad altrettante diverse attività: laboratorio, lettura, attività da fare all’aperto sulla terrazza ecc…..

Il tutto nasce in applicazione al  pensiero di Bruno Munari che tanto ha lasciato sul tema dell’educazione alla creatività dei bambini, per sottrarli alla passività alla quale spesso sono indotti da giochi poco stimolanti o dall’assistenza passiva e ininterrotta a video giochi, o a trasmissioni televisive ricche di pubblicità.

Ebbene anche una situazione emergenziale come questa può essere l’occasione per rivedere comportamenti e compiere alcune riflessioni, come quelle che il sito “In casa con Munari” propone.

Ricordo che qualche anno fa, eravamo nel 2013, avevo contattato l’Associazione Bruno Munari, presieduta anche allora da Silvana Sperati, per chiederle di organizzare un laboratorio ludico didattico per una domenica pomeriggio in uno spazio pubblico da poco restituito ai cittadini, grazie allo sforzo collettivo di alcuni, per il recupero di un antico edificio della piccola città dove vivo.

Facevo parte anche allora della associazione della quale sono ora diventata presidente che si pone l’obiettivo di valorizzare e far conoscere la prima esperienza di città giardino, nata in Italia agli inizi del 900, alle porte di Milano.

Bambini al lavoro nel laboratorio didattico curato dalla Associazione Bruno Munari nella primavera del 2013 a Villa Bigatti a Cusano Milanino

Il tema scelto per il laboratorio era stato appunto l’albero, in tema con la città giardino.

E’ stata un’esperienza riuscitissima per i bambini dai 6 agli 11 anni  che insieme avevano dato vita ad un gigantesco albero realizzato collettivamente con la carta, seguendo le istruzioni degli educatori e ad un bosco continuo collegando tra loro fogli con disegni di alberi allineati.

Il grande albero collettivo sta crescendo e riempirà presto tutta la grande stanza. Laboratorio didattico a Villa Bigatti. Cusano Milanino 2013

La cosa che mi aveva colpito in quella bellissima giornata, passata insieme a 70 bambini e ai loro genitori, allora tutto questo era possibile, è stato il finale dell’esperienza che ancora ricordo. Finito il lavoro, i genitori avevano potuto immortalare con foto il grande albero costruito  collettivamente, ma poi è stato chiesto ai bambini  di distruggerlo, in modo giocoso  e liberatorio, non senza aver spiegato che quell’albero era ora impresso nella loro mente e nel loro cuore e si era trasformato in esperienza : questo era il valore di quel gioco,  non tanto quello che avevano realizzato.

Alcuni avevano opposto resistenza all’inizio e trattenevano tra le mani il loro lavoro rivendicandone il possesso, ma poi vedendo gli altri divertirsi in questa operazione di distruzione giocosa si lasciavano andare. Avevano imparato come si fa a lavorare insieme e potevano applicare questo metodo alla realizzazione di altri oggetti.

 Avevo capito allora che questo era il messaggio educativo importante di Bruno Munari,  alla base del laboratori, e che senza un pensiero e senza una emozione  ogni azione educativa si riduce a pura imitazione e ripetizione di un gesto, ma non si fissa nella memoria.

Con lo stesso spirito ho affrontato e sto affrontando le lunghe conversazioni via skype con il mio piccolo nipote e insieme abbiamo realizzato un libro a distanza, pagina dopo pagina, con disegni e parole che si diverte a comporre, lettera dopo lettera, come gli stanno insegnando a scuola, fortunatamente ora riaperta. Sono bastati alcuni cartoncini colorati, un pennarello e qualche brillantino che ha ritrovato in casa,  rimanenza di qualche decorazione natalizia ed ora utilizzato per rappresentare le stelle in una notte profondamente blu. 

Io, da questa parte, a disegnare spazi interni in prospettiva, seguendo la sua storia e poi inviarne la scansione che viene a sua volta stampata a casa sua e unita ai suoi fogli.

La cosa divertente è che ora disegna gli spazi in approssimative prospettive centrali tridimensionali e non sul piano come i bambini sono soliti fare e ha imparato a raccontare storie con immagini e parole.

Disegni di Federico : un interno con accenno di prospettiva e il tavolo rotondo al centro

Un modo per trovare il lato positivo di questa pandemia ed utilizzarlo come occasione di crescita. A me è stata data la possibilità di  lasciarmi andare al gioco e assaporare il piacere di sperimentare la verità contenuta in questa affermazione:

Conservare lo spirito dell’infanzia dentro di sè vuol dire conservare la curiosità di conoscere, il piacere di capire, la voglia di comunicare.

Bruno Munari