Qualche tempo fa di passaggio da Utrecht, durante un bellissimo giro nei Paesi Bassi, decisi di andare a vedere dal vivo una casa Manifesto del Movimento De Stijl, progettata nel 1924 da Gerrit Rietveld, l’architetto autore della bellissima sedia Red and Blue che tanto mi aveva appassionato ai tempi della facoltà di Architettura.
Con mia grande sorpresa, non avevo mai colto la cosa nelle immagini riprodotte, vedo che non si tratta di edificio isolato, ma come altre villette a schiera della zona è legata su un solo lato ad altra in mattoni con tetto a falde, come vuole la tradizione da queste parti.
Ebbene mi sembra quasi che l’architetto non si sia posto il problema di studiare il rapporto della nuova costruzione con l’architettura preesistente: ci si è appoggiato e basta.
Penso che l’architettura moderna che in quegli anni muoveva i suoi primi passi fosse molto concentrata sulla sperimentazione di un nuovo linguaggio architettonico ed estetico, molto fiduciosa nella validità dei nuovi principi, al punto da non curarsi dell’intorno.
A ben vedere avverto una certa dissonanza. L’edificio vicino è molto più alto, le falde inclinate non si coniugano alla orizzontalità della nuova copertura e le altezze dei piani sono diverse. Cosa che non avverto se ritaglio l’immagine in modo da escludere la visione dell’edificio adiacente.
E, in effetti, questo edificio rappresenta un vero e proprio programma dell’architettura moderna, nella ricerca di soluzioni architettoniche fatte di superfici pulite, linee orizzontali e verticali, utilizzo di colori primari, parapetti risolti con semplici tubolari, tetto piano e finestre ridotte a semplici rettangoli, senza cornici.
A volte, invece, questi edifici manifesto del movimento moderno sono isolati, in mezzo alla natura : in questo caso il contrasto è molto più piacevole, le grandi trasparenze sembrano accogliere e incorniciare il paesaggio naturale che si accosta alla geometrica architettura. Superfici bianche o vetrate dalle semplici forme geometriche si contrappongono alla bellezza del paesaggio che cambia colore nelle varie stagioni.

Sì, perché in fondo l’architettura è altro dalla natura e la sostituisce, occupandone una parte. “Un edificio è bello se non rimpiangi il prato che c’era prima” è stato detto: la bellezza della natura è stata, in questo caso, sostituita dalla bellezza della architettura.
Credo di poter affermare con sicurezza che certe località turistiche, in montagna o vicino al mare, fanno sicuramente rimpiangere il paesaggio naturale che è stato deturpato da quella costruzione che non si è minimamente curata del contesto. Si tratta in particolare di edifici condominiali, da destinare a seconde case, costruiti negli anni 70 in certe località di villeggiatura facilmente raggiungibili dalle grandi metropoli

Ma, più frequentemente capita che il nuovo edificio si inserisca in un contesto urbano, a volte un tessuto storico omogeneo, a volte in un luogo già compromesso e disordinato. Difficile in questo caso trovare il giusto equilibrio o il giusto contrasto.
Personalmente sono spesso affascinata da interventi contemporanei incastonati in architetture tradizionali. E a volte li trovo belli e armoniosi, pur nel contrasto che essi generano. I progettisti hanno il coraggio di evidenziare la parte aggiunta con altri materiali ed altre forme; in alcuni casi , troppo sicuri di sè, gli architetti contemporanei osano forse un po’ troppo. E’ il caso di certi recuperi di sottotetti che si vedono a Milano, molto incombenti e troppo esplicitamente condizionati dal bisogno di ricavare il massimo della volumetria possibile.

Ebbene spesso riesce difficile giudicare : le regole degli strumenti urbanistici si riducono a dati volumetrici ad allineamenti o ad altezze, non si spingono all’estetica. Questo è il compito delle varie Commissioni paesaggio che si trovano ad esaminare progetti di nuovi interventi, in assenza di vincoli stringenti o di parametri di riferimento.
Si parla anche di impatto ambientale che oggi non comprende solo il punto di vista estetico, ma il tema della sostenibilità, del carico urbanistico, del traffico, dei servizi, dei parcheggi, dell’ inquinamento, dell’invarianza idraulica ed altro ancora. Ma certo la componente estetica, fatta di forma, colori e materiali ha una grande importanza nel disegnare le trasformazioni della città.
Ecco allora che varrebbe la pena di porre più attenzione all’impatto sul paesaggio urbano che le tecniche di rendering rendono possibile prevedere : sia che si voglia perseguire un effetto a scomparsa o con contrapposizione, l’importante è che si possa cogliere il pensiero che c’è alla base della progettazione e che questo dimostri l’attenzione e il rispetto per il contesto.
